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Con noi nelle Marche ogni anno centinaia di bambini vittime di Chernobyl

 
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Disastro di Chernobyl
(fonte: Wikipedia, l'enciclopedia libera).
Il disastro di Chernobyl fu una delle più grandi sciagure nucleari della storia. Avvenne il 26 aprile 1986 con l'esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina (allora parte dell'Unione Sovietica), vicino al confine con la Bielorussia. Va sottolineato che la/le esplosioni non furono in nessun caso di tipo nucleare (reazione a catena incontrollata) bensì chimica, cioè causata reazioni fra sostanze chimiche innescate dalle elevatissime temperature raggiunte. In seguito alle esplosioni, dalla centrale si sollevarono delle nubi di materiali radioattivi che raggiunsero l'Europa orientale e la Scandinavia oltre alla parte occidentale dell'URSS. Vaste aree vicine alla centrale furono pesantemente contaminate rendendo necessaria l'evacuazione e il reinsediamento in altre zone di circa 336.000 persone. Le repubbliche, adesso separate, di Ucraina, Bielorussia e Russia sono ancora oggi gravate dagli ingenti costi di decontaminazione. Secondo l'UNSCEAR si è registrato negli anni un notevole aumento dei casi di tumori alla tiroide negli abitanti della zona colpita, a causa dell'esposizione allo iodio radioattivo. Va precisato che probabilmente una gran parte di questi tumori avrebbe potuto essere prevenuta somministrando tempestivamente alla popolazione iodio stabile immediatamente dopo l'avvenimento, cosa che non avvenne per mancanza di un piano di emergenza e di scorte di iodio, oltre che per la volontà politica sovietica di nascondere l'accaduto. Si sono inoltre registrati casi di leucemia nei lavoratori (cosiddetti "liquidatori") che parteciparono alle operazioni di messa in sicurezza e bonifica dell'impianto. Pur non escludendone la possibilità, l'UNSCEAR non ha rilevato altri significativi effetti sulla salute direttamente legati all'esposizione a radionuclidi.

 

Nel dettaglio:

La centrale; L'incidente
Conseguenze: Impatto a breve e a lungo termine in Belarus
Conseguenze: Impatto ambientale globale
Chernobyl oggi

CHERNOBYL:UNA STORIA SENZA FINE

di Rossana Berini


C’era una volta, in un paese che tutti avrebbero voluto più lontano, un grande castello di cemento armato, ferro e acciaio con alte torri e filo spinato. Molta gente lavorava con un unico obiettivo: scienza e tecnologia al servizio dell’uomo. Ricerche continue per migliorare e risparmiare. Uomini importanti si incontravano e parlavano. Sirene suonavano e strane luce si accendevano.

In quel paese passato e futuro vivevano insieme ad un presente fatto di ignoranza. Gli abitanti non sapevano di vivere nel passato, chiusi in un mondo senza tempo, fatto di rassegnazione e rinunce.

I signori del castello vivevano giocando con il futuro, ignorando l’importanza del bene più prezioso, la vita umana.

La vita scorreva tranquilla, nessuno si preoccupava, nessuno voleva farli preoccupare; tutto era come sempre "sotto controllo"

Una sera, la primavera dell’est era alle porte, la gente rientrava dopo il lavoro e i bambini godevano di quelle giornate miti dopo il lungo inverno.

Nel castello il futuro stava accelerando la sua corsa. La tecnologia stava facendo a gara con la coscienza degli uomini. La paura, l’incapacità di reagire, di ragionare, di capire e poi un boato, uno scoppio improvviso e dal castello uscì una nuvola scintillante che la scienza e la tecnologia non era riuscita a trattenere e controllare. Quello che fino ad allora era sembrato un miracolo, si era trasformato nella fabbrica delle nuvole?

L’aria si era fatta strana, gli occhi piangevano, la gola bruciava. Nessuno sapeva niente, niente era successo, tutto era come prima: le case, il prato, il fiume, il sole, tutto tranne il castello. Tutti correvano, parlavano, telefonavano, le sirene suonavano senza interruzione, e niente era successo.

I bambini furono tenuti in casa a guardare dai vetri il sole e il cielo rubati da quella nuvola che si allargava. Aspettavano che andasse via. Furono i bambini, le mamme i papà ad andarsene. Il castello aveva fabbricato una nuvola distruttrice che si era appropriata di tutto: del cielo, delle case, degli alberi, della terra, degli uomini.

Era entrata dappertutto ma per prima negli occhi, negli orecchi, nel cuore dei signori del castello. Aveva distrutto la capacità di ragionare e di agire.

Pian piano, molto lentamente, dopo aver contaminato per sempre la terra e gli uomini, il castello rimaneva solo, isola in mezzo al mare. Un mare di disperazione e di impotenza. La nuvola silenziosa, intanto implacabile travolgeva al suo passaggio, come un tornado delicato, tutto quello che incontrava.

Un tifone gentile che neppure ti sfiora, che ti avvolge, ti penetra, che si impossessa della tua vita.

Si distruggono allora le case, si abbandonano i villaggi, si ammazzano gli animali, ma la nuvola è diventata parte della vita, compagno sgradito con cui convivere.

……arrivarono i soldati a rimettere ordine a pulire quello che il castello non aveva saputo prevedere.

Ragazzi innocenti, comandati da superiori ciechi e sordi, ripulivano, raccogliendo a mani nude i resti di una terra morta, segnando il loro destino per sempre.

Le case venivano abbandonate. Nelle zone considerate pulite da calcoli troppo ottimisti, giovani ingegneri iniziavano i progetti per la costruzione di altre case, che nessuno avrebbe mai abitato.

Il cerchio si stava allargando e molta più gente di quanta si potesse prevedere era stata avvolta e rapita dalla nuvola.

Come farlo capire alla gente, come spiegare, come ammettere le colpe?

Ancora una volta meglio non dire, meglio non dare spiegazioni.

Avvolti in una coltre di nebbia, racchiusi in una nuvola d’indifferenza, passano i giorni e mesi. Migliaia di nuove vite sono negate e s’incominciano a vedere i velenosi frutti.

Nelle famiglie scende il buio. I frutti sono cresciuti nel terreno più fertile, sull’erba più verde: i bambini.

Le case si vuotano e nelle corsie degli ospedali grandi occhi impauriti aspettano di poter tornare a vivere.

La vita, come sempre, continua. La natura ostinata lotta contro l’invisibile nemico che si è appropriato di tutto. Una lotta impari.

Giorno dopo giorno, notte dopo notte il ciclo vitale segue il suo ritmo, nuove forme di vita, testimonianza di quanto reale sia l’incoscienza umana, rimarranno a monito per generazioni future, forse più attente.

Nessun cavaliere in sella ad un bianco destriero è arrivato in soccorso, il drago che sputava il suo fuoco ora si è nascosto.

I campi, i boschi, il raccolto, tutto è compromesso, tutto è perduto ma il raccolto più importante deve essere salvato. La vita deve continuare, ma per farlo deve crescere bene, deve essere forte, deve riuscire a combattere.

Come gli uccelli, che in cerca di climi caldi, migrano, cosi i piccoli pulcini abbandonano il nido in cerca di cibo e di aria pulita.

Nuove case si aprono, molti occhi piangono, nuove speranze si accendono.


C’era una volta un grande castello che fabbricava nuvole di morte…. Sono passati 10 anni, nessun incantesimo è stato fatto, la vita è ripresa e il drago, da sotto le macerie, respira piano.

Tanta gente ha parlato, ha visto, ha studiato.

Tanti pulcini non gliel’hanno fatta, la nuvola ha rapito la loro energia lasciando rabbia e disperazione.

Molti, però, sono la testimonianza vivente di quanto la solidarietà umana possa ottenere contro l’ottusità di menti scientifiche. Vedremo se semi nati tra i veleni e trapiantati in terreni più verdi daranno alberi forti e fiori profumati. Speriamo che il profumo di questi fiori allieti i cuori pesanti di chi non potrà dimenticare la superficialità e l’irresponsabilità di pochi.

Dieci anni sono passati, la nuvola non si vede più. Al suo posto i segni indelebili di dolori profondi e di domani incerti.

Dolori condivisi, oggi, da gente diversa che ha aperto la casa e il cuore per accogliere il futuro di un popolo sconosciuto e lontano.

Gente diversa che ha imparato ad amare nuovi figli, che ha scoperto, in questo popolo cosi provato, la apacità di gioire del bene più prezioso: la vita umana.

 

 
 
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giovedì 9 febbraio 2012