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Disastro di Chernobyl
(fonte: Wikipedia, l'enciclopedia libera)

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Impatto a lungo termine

Subito dopo l'incidente la principale preoccupazione derivò dalla presenza nell'area di iodio-131, un isotopo radioattivo dall'emivita di 8 giorni. Ora le preoccupazioni si concentrano sulla contaminazione del suolo con stronzio-90 e cesio-137, che hanno un tempo di dimezzamento di circa 30 anni. I più alti valori di cesio-137 si trovano sugli strati superficiali del terreno, da dove vengono assorbiti da piante e funghi e quindi entrano nella catena alimentare locale. Test recenti hanno dimostrato che il livello di cesio-137 negli alberi continua a crescere. La principale fonte di eliminazione sarà il degrado naturale del cesio-137 nel più stabile bario-137, dato che la dispersione che avviene con le precipitazioni e le acque sotterranee è trascurabile.

Impatto globale
È stato calcolato che l'incidente di Chernobyl abbia rilasciato una quantità di radiazioni pari a 100 volte a quelle rilasciate in occasione della bomba caduta su Hiroshima. L'impatto dell'incidente è di scala globale, i reali danni sono inquantificabili. Alcuni ritengono tuttavia che altre azioni quali gli esperimenti nucleari del XX secolo abbiano liberato quantità di radiazioni ancora maggiori.

Impatto sull'ambiente
Secondo gli scienziati sovietici convenuti alla Prima Conferenza Internazionale sugli aspetti radiologici e biologici dell'incidente di Chernobyl (tenutasi nel settembre del 1990), i livelli di fallout nell'area compresa nel raggio di 10 km dall'impianto furono registrati fino a 4,81 GBq/m². La cosiddetta foresta rossa di pini uccisi dalle radiazioni si trova immediatamente dietro l'impianto. La foresta rossa ricopriva circa 4 km²; solo i pini morirono mentre le betulle e i pioppi sopravvissero. La foresta rossa è stata così soprannominata perché gli evacuati riportarono che nei giorni seguenti al disastro gli alberi diventarono rossi, probabilmente a causa del massiccio fallout radioattivo.

L'evacuazione della zona che circonda l'impianto ha generato un rifugio unico per la fauna selvatica. Non si sa se la contaminazione da radiazioni avrà effetti a lungo termine sulla flora e la fauna della regione, poiché le piante e gli animali hanno tolleranze radiologiche significativamente diverse e varie da quella degli uomini. Comunque, sembra che la biodiversità nella zona dell'incidente sia aumentata in seguito all'assenza delle attività umane. Si sono rilevate mutazioni in alcune piante della zona, tali notizie hanno portato a racconti non dimostrati su una presunta foresta delle meraviglie popolata da molte piante che hanno subito strane mutazioni. La zona è nota per essere silenziosa, segno che non è ancora stata ripopolata dagli uccelli.

Evacuazione
Le autorità sovietiche iniziarono ad evacuare la popolazione dell'area circostante Chernobyl 36 ore dopo l'incidente. Nel maggio 1986, circa un mese dopo, tutti i residenti nel raggio di 30 km dall'impianto, circa 116.000 persone, erano stati trasferiti.

Secondo i rilievi degli scienziati dell'International Chernobyl Project, 28.000 km² furono contaminati da cesio-137 in quantità superiori a 185 kBq/m². In quest'area vivevano circa 830.000 persone. Approssimativamente 10.500 km² furono contaminati da cesio-137 in quantità superiori a 555 kBq/m². Di questi 7.000 km² si trovano in Bielorussia, 2.000 km² nella Federazione Russa e 1.500 km² in Ucraina. Circa 250.000 persone vivevano in questa zona.

Effetti a lungo termine sui civili
Gli studi epidemiologici sulle conseguenze del disastro nell'ex-Unione Sovietica sono stati impediti da mancanza di fondi, e da strutture sanitarie con poca o nessuna esperienza nel settore. Sono stati enfatizzati cicli di esami piuttosto che studi epidemiologici approfonditi. Sforzi internazionali di organizzare tali studi sono stati ostacolati dagli stessi motivi, specialmente dalla mancanza di adeguate infrastrutture scientifiche.

Grazie alla campagna di esami e al registro oncologico fondato in Bielorussia è stato rilevato un aumento dell'incidenza del cancro alla tiroide sui bambini residenti nelle aree di Bielorussia, Ucraina e Russia colpite dal disastro. Secondo gli esperti i risultati della maggior parte degli studi epidemiologici condotti sino ad ora devono essere considerati comunque provvisori, in quanto l'analisi completa degli effetti sulla salute dell'incidente è un processo tuttora in corso.

Secondo nuove testimonianze le maestre si lamentano della salute cagionevole della scolaresca, inoltre vi è un facile affaticamento psicologico. Molte fonti concordano che le difese immunitarie si sono abbassate nei bambini e nei ragazzi che vivono nelle terre colpite dal fall out nucleare. Inoltre circa 300 mila persone hanno dovuto trasferirsi dai dintorni della centrale verso territori più sicuri, la loro qualità di vita è diminuita e molti si sono ritrovati disoccupati o in condizione di povertà; tra gli sfollati sono statisticamente più alti il numero di suicidi e di alcolizzati.

Le attività intraprese da Bielorussia e Ucraina in seguito all'incidente (bonifiche ambientali, evacuazioni e reinsediamenti, sviluppo di fonti alimentari non contaminate, misure sanitarie pubbliche) hanno pesato molto sui governi di questi paesi. Agenzie internazionali e governi stranieri hanno fornito assistenza logistica ed umanitaria. Inoltre grazie agli sforzi della Commissione Europea e dell'OMS per rafforzare le strutture di ricerca epidemiologica in Russia, Ucraina e Bielorussia si stanno gettando le basi per consentire a questi stati in futuro di poter portare avanti studi epidemiologici autonomi.

Non è mai stato chiarito che fine abbia fatto l'enorme quantità di latte contaminato ucraino, rumeno, polacco e bielorusso che avrebbe dovuto essere distrutto e che, almeno in parte, è stato ridotto in polvere e probabilmente redistribuito attraverso l'industria dolciaria e casearia.

Vittime a lungo termine
Non è possibile stimare con precisione il numero di vittime dovute alle radiazioni, le stime più recenti e neutrali provengono dal Chernobyl Forum e contemplano effetti sulla popolazione delle aree limitrofe al reattore e delle aree maggiormente colpite dalla ricaduta di scorie, quest'ultime per lo più in Bielorussia e Ucraina. La popolazione è stata anche divisa in individui che erano adulti all'epoca dei fatti e individui che erano in età infantile.

Gli studi citati per 20 anni come neutrali e effettuati dall'OMS e poi dal Chernobyl Forum, sono discordanti da un altro studio commissionato da gruppi e personalità contrarie al nucleare: gruppi del parlamento europeo, Greenpeace e fondazioni mediche in Gran Bretagna, Germania, Ucraina e Scandinavia.

Vittime secondo istituzioni contrarie al nucleare
Nel rapporto promosso da gruppi e personalità contrari al nucleare e presente nel sito di Greenpeace, si citano valori delle sole forme tumorali pari a 270 mila casi fra Ucraina, Bielorussia e Russia collegabili a Chernobyl. 93 mila riguardano persone destinate al decesso.

Il rapporto è molto ampio ma offre spesso solo valutazioni grossolane a percentuali di problemi come la sterilità, aborti, danni al sistema immunologico, al sistema endocrino, difetti cromosomici, invecchiamento precoce, malattie psichiatriche, malattie cardiovascolari e del sangue e malattie generiche riconducibili alle radiazioni. Da cui verranno presumibilmente altre vittime da imputare alla radioattività.

Critica ai dati di Greenpeace
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) così come le altre Agenzie delle Nazioni Unite partecipanti al Chernobyl Forum, contestano sia le cifre fornite dal rapporto di Greenpeace, sia il metodo adottato, considerandolo non scientifico, e ribadendo che lo studio effettuato da oltre 100 esperti internazionali e pubblicato nel rapporto del Chernobyl Forum è quello valido e ne confermano i dati.

Vittime secondo il rapporto del Chernobyl Forum
È stato riscontrato che circa 4000 individui hanno sviluppato tumori alla tiroide direttamente attribuibili all'accumulo di iodio 131 radioattivo all'interno dell'organo. La fascia di popolazione più colpita fu la più giovane (0-14 anni), per la maggiore assunzione quotidiana dello iodio, soprattutto attraverso il consumo di latte dove lo iodio 131 era presente. Fortunatamente le probabilità di guarigione da questo tipo di tumori è molto alta (fino al 99% per i casi legati a Chernobyl, il 90% nei paesi occidentali) e di conseguenza le vittime sono state relativamente poche, 15 secondo il rapporto dell'OMS. Gli altri guarirono, anche se ovviamente sono ancora tenuti sotto controllo. È da segnalare che in questo caso le reticenze e le lentezze sovietiche nel lanciare l'allarme furono fatali. Sarebbe infatti bastato somministrare subito dello iodio non radioattivo alla popolazione più giovane, per evitare che quello radioattivo si accumulasse nella loro tiroide. L'emergenza sarebbe stata superata rapidamente poiché la radioattività dello iodio 131 dura molto poco: la sua vita media (tempo di dimezzamento) è infatti di soli 8 giorni.

Negli anni successivi all'incidente sia le istituzioni sovietiche, sia molte organizzazioni internazionali (tra cui l'Organizzazione Mondiale della Sanità) hanno condotto un'azione di sorveglianza sanitaria sulla popolazione, 5-6 milioni di persone della regione a lungo raggio intorno Chernobyl irradiate da piccole dosi di radiazioni. L'andamento epidemiologico, cioè statistico, di decessi dovuti a tumori e leucemie non ha mostrato variazioni di rilievo in confronto alla situazione precedente il disastro. Non è stato cioè possibile registrare aumenti vistosi, variazioni chiaramente distinguibili da fluttuazioni casuali, dei decessi dovuti a queste patologie rispetto alla media considerata "normale" di incidenza, che è di circa il 25% di decessi nella popolazione umana.

Tuttavia, studi di Agenzie specializzate dell'ONU e le conclusioni del Chernobyl Forum arrivano a stimare in 9000 decessi aggiuntivi per tumori e leucemie sull'arco degli 80 anni successivi al disastro, da sommarsi al 25% di quei 6 milioni della popolazione presa in esame, cioè 1,5 milioni di persone che comunque morirà per malattie oncologiche per cause non legate all'incidente. Le 9000 vittime presunte rappresentano solo lo 0,6% del totale, percentuale troppo piccola su un arco di 80 anni per essere chiaramente osservabile, distinguibile statisticamente rispetto a fluttuazioni casuali.

Sempre secondo le Agenzie dell'ONU che hanno seguito la situazione dopo il disastro, non ci sono state variazioni di rilievo nel numero di malformazioni alla nascita.

Il bilancio fornito dal Chernobyl Forum per le vittime sia a corto sia a lungo termine si riassume dunque in: 2 lavoratori morti immediatamente per le esplosioni iniziali; 28 morti nei mesi successivi dei 237 gravemente irradiati fra i 400-1000 lavoratori e pompieri che accorsero a spegnere l'incendio; 19 di questi ultimi che morirono negli anni fra il 1987 e il 2005; 9 morti fra i 4000 casi di tumore alla tiroide.

A questo totale di morti accertate come causate direttamente dal disastro, si devono infine aggiungere i 9000 morti presunti per tumori e leucemie che non sarà possibile registrare direttamente in osservazioni epidemiologiche, ma che si aggiungeranno al numero normale di decessi per queste patologie.

Per fare un paragone durante il disastro di Bhopal in India morirono 4000 persone in una sola notte e, si stima, circa 30 mila nel giro di qualche mese, ed un totale di 500 mila intossicati, senza tenere conto dell'aumento dei decessi negli anni successivi dovuti a tumori e leucemie per cui non esistono studi. È da tenere in considerazione che i dintorni di Chernobyl erano (e tuttora sono) molto meno popolati dei dintorni di Bhopal. Paragoni con altri disastri imputabili all'approvvigionamento dell'energia sono ugualmente possibili.

Critica ai dati dell'OMS
Alcuni giornali hanno riportato le lamentele di operatori sanitari ucraini che inviavano i propri dossier con elevati numeri di casi di cancro all'OMS ma tali documenti non venivano presi in considerazione e per l'OMS le vittime continuavano e continuano ad essere 4000 fino ad oggi. La giustificazione per il dato di 4000 morti è formulata da alcuni esperti che ritengono che all'epoca dell'incidente non vi era interesse nell'indagare e nel mettere in discussione quel numero offerto da istituzioni russe in quanto si era in era post URSS. Altri ritengono che l'industria nucleare abbia intenzionalmente nascosto la verità tramite l'OMS.

Eugenia Stepanova, una ricercatrice del centro scientifico del governo ucraino afferma: «Siamo pieni di casi di cancro alla tiroide, leucemie e mutazioni genetiche non registrati nei dati dell'OMS e che erano praticamente sconosciuti 20 anni fa».

«Studi mostrano che 34.499 persone che presero parte alla ripulitura di Chernobyl sono morte di cancro dopo la catastrofe», afferma Nikolai Omelyanetes, vice capo della commissione nazionale per la protezione dalle radiazioni ucraina, inoltre secondo Omelyanetes il tasso di mortalità infantile è aumentato fra il 20 e il 30%.

Omelyanetes afferma inoltre che «Tutte queste informazioni sono state ignorate dall'Aiea e dall'Oms: gliele abbiamo mandate a marzo dello scorso anno (2005 ndr) e poi nuovamente a giugno. Non hanno detto perché non le hanno accettate».

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sabato 4 settembre 2010