Disastro di
Chernobyl
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Subito dopo l'incidente
la principale preoccupazione derivò dalla presenza
nell'area di iodio-131, un isotopo radioattivo dall'emivita
di 8 giorni. Ora le preoccupazioni si concentrano sulla
contaminazione del suolo con stronzio-90 e cesio-137, che
hanno un tempo di dimezzamento di circa 30 anni. I più
alti valori di cesio-137 si trovano sugli strati superficiali
del terreno, da dove vengono assorbiti da piante e funghi
e quindi entrano nella catena alimentare locale. Test recenti
hanno dimostrato che il livello di cesio-137 negli alberi
continua a crescere. La principale fonte di eliminazione
sarà il degrado naturale del cesio-137 nel più
stabile bario-137, dato che la dispersione che avviene con
le precipitazioni e le acque sotterranee è trascurabile.
Impatto globale
È stato calcolato che
l'incidente di Chernobyl abbia rilasciato una quantità
di radiazioni pari a 100 volte a quelle rilasciate in occasione
della bomba caduta su Hiroshima. L'impatto dell'incidente
è di scala globale, i reali danni sono inquantificabili.
Alcuni ritengono tuttavia che altre azioni quali gli esperimenti
nucleari del XX secolo abbiano liberato quantità
di radiazioni ancora maggiori.

Impatto sull'ambiente
Secondo gli scienziati sovietici
convenuti alla Prima Conferenza Internazionale sugli aspetti
radiologici e biologici dell'incidente di Chernobyl (tenutasi
nel settembre del 1990), i livelli di fallout nell'area
compresa nel raggio di 10 km dall'impianto furono registrati
fino a 4,81 GBq/m². La cosiddetta foresta rossa di
pini uccisi dalle radiazioni si trova immediatamente dietro
l'impianto. La foresta rossa ricopriva circa 4 km²;
solo i pini morirono mentre le betulle e i pioppi sopravvissero.
La foresta rossa è stata così soprannominata
perché gli evacuati riportarono che nei giorni seguenti
al disastro gli alberi diventarono rossi, probabilmente
a causa del massiccio fallout radioattivo.
L'evacuazione della
zona che circonda l'impianto ha generato un rifugio unico
per la fauna selvatica. Non si sa se la contaminazione da
radiazioni avrà effetti a lungo termine sulla flora
e la fauna della regione, poiché le piante e gli
animali hanno tolleranze radiologiche significativamente
diverse e varie da quella degli uomini. Comunque, sembra
che la biodiversità nella zona dell'incidente sia
aumentata in seguito all'assenza delle attività umane.
Si sono rilevate mutazioni in alcune piante della zona,
tali notizie hanno portato a racconti non dimostrati su
una presunta foresta delle meraviglie popolata da molte
piante che hanno subito strane mutazioni. La zona è
nota per essere silenziosa, segno che non è ancora
stata ripopolata dagli uccelli.
Evacuazione
Le autorità sovietiche
iniziarono ad evacuare la popolazione dell'area circostante
Chernobyl 36 ore dopo l'incidente. Nel maggio 1986, circa
un mese dopo, tutti i residenti nel raggio di 30 km dall'impianto,
circa 116.000 persone, erano stati trasferiti.
Secondo i rilievi
degli scienziati dell'International Chernobyl Project, 28.000
km² furono contaminati da cesio-137 in quantità
superiori a 185 kBq/m². In quest'area vivevano circa
830.000 persone. Approssimativamente 10.500 km² furono
contaminati da cesio-137 in quantità superiori a
555 kBq/m². Di questi 7.000 km² si trovano in
Bielorussia, 2.000 km² nella Federazione Russa e 1.500
km² in Ucraina. Circa 250.000 persone vivevano in questa
zona.
Effetti
a lungo termine sui civili
Gli studi epidemiologici sulle
conseguenze del disastro nell'ex-Unione Sovietica sono stati
impediti da mancanza di fondi, e da strutture sanitarie
con poca o nessuna esperienza nel settore. Sono stati enfatizzati
cicli di esami piuttosto che studi epidemiologici approfonditi.
Sforzi internazionali di organizzare tali studi sono stati
ostacolati dagli stessi motivi, specialmente dalla mancanza
di adeguate infrastrutture scientifiche.
Grazie alla campagna
di esami e al registro oncologico fondato in Bielorussia
è stato rilevato un aumento dell'incidenza del cancro
alla tiroide sui bambini residenti nelle aree di Bielorussia,
Ucraina e Russia colpite dal disastro. Secondo gli esperti
i risultati della maggior parte degli studi epidemiologici
condotti sino ad ora devono essere considerati comunque
provvisori, in quanto l'analisi completa degli effetti sulla
salute dell'incidente è un processo tuttora in corso.
Secondo nuove testimonianze
le maestre si lamentano della salute cagionevole della scolaresca,
inoltre vi è un facile affaticamento psicologico.
Molte fonti concordano che le difese immunitarie si sono
abbassate nei bambini e nei ragazzi che vivono nelle terre
colpite dal fall out nucleare. Inoltre circa 300 mila persone
hanno dovuto trasferirsi dai dintorni della centrale verso
territori più sicuri, la loro qualità di vita
è diminuita e molti si sono ritrovati disoccupati
o in condizione di povertà; tra gli sfollati sono
statisticamente più alti il numero di suicidi e di
alcolizzati.
Le attività
intraprese da Bielorussia e Ucraina in seguito all'incidente
(bonifiche ambientali, evacuazioni e reinsediamenti, sviluppo
di fonti alimentari non contaminate, misure sanitarie pubbliche)
hanno pesato molto sui governi di questi paesi. Agenzie
internazionali e governi stranieri hanno fornito assistenza
logistica ed umanitaria. Inoltre grazie agli sforzi della
Commissione Europea e dell'OMS per rafforzare le strutture
di ricerca epidemiologica in Russia, Ucraina e Bielorussia
si stanno gettando le basi per consentire a questi stati
in futuro di poter portare avanti studi epidemiologici autonomi.
Non è mai stato
chiarito che fine abbia fatto l'enorme quantità di
latte contaminato ucraino, rumeno, polacco e bielorusso
che avrebbe dovuto essere distrutto e che, almeno in parte,
è stato ridotto in polvere e probabilmente redistribuito
attraverso l'industria dolciaria e casearia.

Vittime a
lungo termine
Non è possibile stimare
con precisione il numero di vittime dovute alle radiazioni,
le stime più recenti e neutrali provengono dal Chernobyl
Forum e contemplano effetti sulla popolazione delle aree
limitrofe al reattore e delle aree maggiormente colpite
dalla ricaduta di scorie, quest'ultime per lo più
in Bielorussia e Ucraina. La popolazione è stata
anche divisa in individui che erano adulti all'epoca dei
fatti e individui che erano in età infantile.
Gli studi citati per
20 anni come neutrali e effettuati dall'OMS e poi dal Chernobyl
Forum, sono discordanti da un altro studio commissionato
da gruppi e personalità contrarie al nucleare: gruppi
del parlamento europeo, Greenpeace e fondazioni mediche
in Gran Bretagna, Germania, Ucraina e Scandinavia.
Vittime
secondo istituzioni contrarie al nucleare
Nel rapporto promosso da gruppi
e personalità contrari al nucleare e presente nel
sito di Greenpeace, si citano valori delle sole forme tumorali
pari a 270 mila casi fra Ucraina, Bielorussia e Russia collegabili
a Chernobyl. 93 mila riguardano persone destinate al decesso.
Il rapporto è
molto ampio ma offre spesso solo valutazioni grossolane
a percentuali di problemi come la sterilità, aborti,
danni al sistema immunologico, al sistema endocrino, difetti
cromosomici, invecchiamento precoce, malattie psichiatriche,
malattie cardiovascolari e del sangue e malattie generiche
riconducibili alle radiazioni. Da cui verranno presumibilmente
altre vittime da imputare alla radioattività.
Critica
ai dati di Greenpeace
L'Organizzazione Mondiale della
Sanità (OMS) così come le altre Agenzie delle
Nazioni Unite partecipanti al Chernobyl Forum, contestano
sia le cifre fornite dal rapporto di Greenpeace, sia il
metodo adottato, considerandolo non scientifico, e ribadendo
che lo studio effettuato da oltre 100 esperti internazionali
e pubblicato nel rapporto del Chernobyl Forum è quello
valido e ne confermano i dati.
Vittime
secondo il rapporto del Chernobyl Forum
È stato riscontrato
che circa 4000 individui hanno sviluppato tumori alla tiroide
direttamente attribuibili all'accumulo di iodio 131 radioattivo
all'interno dell'organo. La fascia di popolazione più
colpita fu la più giovane (0-14 anni), per la maggiore
assunzione quotidiana dello iodio, soprattutto attraverso
il consumo di latte dove lo iodio 131 era presente. Fortunatamente
le probabilità di guarigione da questo tipo di tumori
è molto alta (fino al 99% per i casi legati a Chernobyl,
il 90% nei paesi occidentali) e di conseguenza le vittime
sono state relativamente poche, 15 secondo il rapporto dell'OMS.
Gli altri guarirono, anche se ovviamente sono ancora tenuti
sotto controllo. È da segnalare che in questo caso
le reticenze e le lentezze sovietiche nel lanciare l'allarme
furono fatali. Sarebbe infatti bastato somministrare subito
dello iodio non radioattivo alla popolazione più
giovane, per evitare che quello radioattivo si accumulasse
nella loro tiroide. L'emergenza sarebbe stata superata rapidamente
poiché la radioattività dello iodio 131 dura
molto poco: la sua vita media (tempo di dimezzamento) è
infatti di soli 8 giorni.
Negli anni successivi
all'incidente sia le istituzioni sovietiche, sia molte organizzazioni
internazionali (tra cui l'Organizzazione Mondiale della
Sanità) hanno condotto un'azione di sorveglianza
sanitaria sulla popolazione, 5-6 milioni di persone della
regione a lungo raggio intorno Chernobyl irradiate da piccole
dosi di radiazioni. L'andamento epidemiologico, cioè
statistico, di decessi dovuti a tumori e leucemie non ha
mostrato variazioni di rilievo in confronto alla situazione
precedente il disastro. Non è stato cioè possibile
registrare aumenti vistosi, variazioni chiaramente distinguibili
da fluttuazioni casuali, dei decessi dovuti a queste patologie
rispetto alla media considerata "normale" di incidenza,
che è di circa il 25% di decessi nella popolazione
umana.
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Tuttavia, studi di Agenzie specializzate
dell'ONU e le conclusioni del Chernobyl Forum arrivano
a stimare in 9000 decessi aggiuntivi per tumori e
leucemie sull'arco degli 80 anni successivi al disastro,
da sommarsi al 25% di quei 6 milioni della popolazione
presa in esame, cioè 1,5 milioni di persone
che comunque morirà per malattie oncologiche
per cause non legate all'incidente. Le 9000 vittime
presunte rappresentano solo lo 0,6% del totale, percentuale
troppo piccola su un arco di 80 anni per essere chiaramente
osservabile, distinguibile statisticamente rispetto
a fluttuazioni casuali.
Sempre secondo
le Agenzie dell'ONU che hanno seguito la situazione
dopo il disastro, non ci sono state variazioni di
rilievo nel numero di malformazioni alla nascita.
Il bilancio
fornito dal Chernobyl Forum per le vittime sia a corto
sia a lungo termine si riassume dunque in: 2 lavoratori
morti immediatamente per le esplosioni iniziali; 28
morti nei mesi successivi dei 237 gravemente irradiati
fra i 400-1000 lavoratori e pompieri che accorsero
a spegnere l'incendio; 19 di questi ultimi che morirono
negli anni fra il 1987 e il 2005; 9 morti fra i 4000
casi di tumore alla tiroide.
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A questo totale di
morti accertate come causate direttamente dal disastro,
si devono infine aggiungere i 9000 morti presunti per tumori
e leucemie che non sarà possibile registrare direttamente
in osservazioni epidemiologiche, ma che si aggiungeranno
al numero normale di decessi per queste patologie.
Per fare un paragone
durante il disastro di Bhopal in India morirono 4000 persone
in una sola notte e, si stima, circa 30 mila nel giro di
qualche mese, ed un totale di 500 mila intossicati, senza
tenere conto dell'aumento dei decessi negli anni successivi
dovuti a tumori e leucemie per cui non esistono studi. È
da tenere in considerazione che i dintorni di Chernobyl
erano (e tuttora sono) molto meno popolati dei dintorni
di Bhopal. Paragoni con altri disastri imputabili all'approvvigionamento
dell'energia sono ugualmente possibili.
Critica ai
dati dell'OMS
Alcuni giornali hanno riportato
le lamentele di operatori sanitari ucraini che inviavano
i propri dossier con elevati numeri di casi di cancro all'OMS
ma tali documenti non venivano presi in considerazione e
per l'OMS le vittime continuavano e continuano ad essere
4000 fino ad oggi. La giustificazione per il dato di 4000
morti è formulata da alcuni esperti che ritengono
che all'epoca dell'incidente non vi era interesse nell'indagare
e nel mettere in discussione quel numero offerto da istituzioni
russe in quanto si era in era post URSS. Altri ritengono
che l'industria nucleare abbia intenzionalmente nascosto
la verità tramite l'OMS.
Eugenia Stepanova,
una ricercatrice del centro scientifico del governo ucraino
afferma: «Siamo pieni di casi di cancro alla tiroide,
leucemie e mutazioni genetiche non registrati nei dati dell'OMS
e che erano praticamente sconosciuti 20 anni fa».
«Studi mostrano
che 34.499 persone che presero parte alla ripulitura di
Chernobyl sono morte di cancro dopo la catastrofe»,
afferma Nikolai Omelyanetes, vice capo della commissione
nazionale per la protezione dalle radiazioni ucraina, inoltre
secondo Omelyanetes il tasso di mortalità infantile
è aumentato fra il 20 e il 30%.
Omelyanetes afferma
inoltre che «Tutte queste informazioni sono state
ignorate dall'Aiea e dall'Oms: gliele abbiamo mandate a
marzo dello scorso anno (2005 ndr) e poi nuovamente a giugno.
Non hanno detto perché non le hanno accettate».
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